Storia, natura e tradizioni

Benvenuti a Tiedoli

Alla sinistra del fiume Taro, a un’altitudine di 660 s.l.m. sorge Tiedoli, un’antica frazione di Borgo Val di Taro. Adagiata tra le montagne e circondata da boschi e prati incolti, ospita una quarantina di abitanti e un mosaico di piccole frazioni, come Lavacchielli, Barca e Pian del Monte, che tra i suoi castagni secolari ha accolto nel 1944 una riunione dei capi partigiani e la nascita del Comando Unico Parmense.

La Chiesa Parrocchiale, un esempio ideale di edificio sacro dell’alto Appennino, si affaccia sulla valle del Taro con un’elegante facciata e ai lati due campanili congiunti da una balaustra nel cui mezzo s’erge la statua del Titolare, S. Giovanni Battista.

È proprio la Chiesa il cuore pulsante del borgo, insieme alle vicine Case di Tiedoli e al Circolo Acli, che dal 1979 tiene unito e intraprendente tutto il paese coinvolgendo nelle iniziative bambini, giovani, adulti e anziani.

Escursioni naturalistiche

Natura e sentieri

Tiedoli è un invito all’esplorazione per gli amanti del trekking, con i suoi sentieri CAI, che si addentrano in una natura incontaminata, e la vicinanza alla Via Francigena di montagna, la “Via degli Abati”. Questo antico percorso, ricco di storia e spiritualità, permetteva ai viaggiatori di raggiungere più facilmente Roma e di trasportare all’Abazia di Bobbio i prodotti della Curtis Turris della Val Vona. Anticamente, un ramo di questa via conduceva all’ospizio di Lavacchielli, un rifugio sicuro per pellegrini e mercanti, testimonianza di un’epoca in cui Tiedoli era un crocevia di culture e commerci.

Seguendo invece il percorso che si snoda oltre la chiesa di Tiedoli, la strada attraversa campi coltivati e piccoli gruppi di case: Lavacchielli, Fadà, Zappello, Groppo. Qui il sentiero si inerpica in una breve costa rocciosa, fino ad aprirsi su Pian del Monte, un largo pianoro che conserva tracce di vecchi pascoli e antiche case in sasso, oggi luogo di ritrovo per i Tiedolesi durante la tradizionale “Festa in Amicizia”.

Da Pian del Monte, seguendo percorsi segnalati, si raggiunge il pittoresco Lago Buono, un piccolo specchio d’acqua naturale incastonato tra boschi e radure a 1138 metri di altitudine. Alimentato da sorgenti sublacustri e privo di emissari, il lago ospita anfibi e pesci gatto e si adorna di ninfee e della caratteristica Typha latifolia. La radura circostante, in primavera ed estate, si trasforma in un’esplosione di colori grazie a fioriture spontanee come la Malva Alcea. Il Lago Buono è raggiungibile sia da Pian del Monte che dalla Chiesa di San Cristoforo lungo la Via degli Abati.

Cultura e Tradizioni Locali

I tesori di Tiedoli

Le frazioni di Tiedoli custodiscono case in pietra del Settecento, con portali artistici – opera di scalpellini locali – e “Mistà”, edicole votive che raccontano la forte devozione degli abitanti.

Seppure un po’ franoso, il territorio si adatta alla coltivazione e, anche se diversi poderi sono rimasti abbandonati per l’esodo dalla campagna avvenuto nei decenni passati, i residenti rimasti continuano a prendersene cura con dedizione.

Camminando nei boschi che circondano il borgo potrete imbattervi in antichi metati, custodi di un’antica tradizione locale, alcuni dei quali ancora in uso per l’essiccazione delle castagne e la produzione di farina.

La storia del Borgo

Le origini di Tiedoli

Gli antenati dei Tiedolesi furono i Liguri – un popolo guerriero di cacciatori, pastori e agricoltori – dai quali deriva la nostra parlata e il nome di Tiedoli. Li seguirono Romani, Goti, Bizantini e Longobardi, ma furono i Franchi, nel IX e X secolo, a lasciare un segno nel nostro paesaggio: contribuirono infatti alla diffusione del castagno, una risorsa preziosa per l’economia locale.

Tiedoli visse poi sotto il dominio dei Malaspina, del Comune di Piacenza, dei Fieschi e dei Landi, per entrare infine a far parte del Ducato di Parma. Il Ducato Parmense garantì una certa autonomia e indipendenza al borgo, anche se la vita in quel periodo storico – segnato da peste e carestie – non fu sicuramente facile.

Anche il periodo napoleonico fu piuttosto complesso per i nostri montanari, a causa della leva obbligatoria e delle ingenti tasse. Esiliato Napoleone, il Ducato di Parma e Piacenza – con Tiedoli – fu assegnato a Maria Luigia d’Austria, poi annesso al Regno sabaudo e infine, nel 1861, al nascente Regno d’Italia.

A quei tempi Tiedoli possedeva molti mulini (i più anziani ricordano ancora quello di Lavacchielli e dei Foladori). Fu così che l’odiata tassa sul macinato, insieme alla crisi agraria di fine Ottocento, sfociò in un’intensa migrazione verso l’America e l’Europa. Da allora, come in molte aree rurali e montane, si è assistito a un inesorabile spopolamento del borgo: i giovani, oggi, lavorano altrove. La popolazione residente attuale, ancora oltre le duecento unità nel 1980, si è ridotta a una quarantina di persone.

Eppure, il legame con Tiedoli di chi vi è nato e vissuto è ancora molto forte e in estate ripopola le frazioni, insieme a nuovi inserimenti di furesti attratti dalla bellezza della Val di Taro e dalla presenza, a Tiedoli, di una comunità viva e intraprendente.

La frazione di Tiedoli è stata spesso descritta da autori italiani e stranieri, tra i quali Maria Luisa Lavacchielli, che in “Tiedoli- Storia e Leggende” (2006) racconta un paese ricco di sorgenti e fontane, abbellito dal lago Buono, e narra il percorso storico della frazione dalla preistoria ai nostri giorni.